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La pazienza

Pazientare è un verbo che rare volte mi appartiene.
Aspettare che un fenomeno faccia il suo corso.
Restare in silenzio ed in pacifica contemplazione dinanzi ad una situazione.
Seguire il volgere degli eventi immobile.

Talvolta il pensiero blocca le mie azioni, ma se il desiderio che qualcosa accada è molto forte, l’azione sovrasta il pensiero.
E la pazienza viene vinta dall’irruenza.

Fino a stasera.
In un momento di indecisione chiedo un consiglio ad un uomo saggio che con le sue semplici parole mi spiazza, rispondendomi esattamente nel modo in cui avevo bisogno: “Se ti sembra fuori luogo, allora non farlo”.

Già, dovrò ricordarmene.

La pazienza, per me, sarà esattamente questo: “Non fare ciò che ti sembra fuori luogo. Aspetta che l’evento segua il suo corso naturale.”

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Touchscreen & Facebook: si salvi chi può

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Quando ero ragazzina, la curiosità non aveva molte valvole di sfogo: il computer a casa era prerogativa di pochi, ed internet incominciava ad affacciarsi nelle case dei più fortunati. La conoscenza di fatti, fatterelli e pettegolezzi vari avveniva grazie alla tradizionalissima trasmissione orale, o, quando il caso lo permetteva, attraverso incontri fortuiti in giro per la città.
Oggi no.
Oggi qualsiasi tipo di conoscenza può essere approfondita su internet; abbiamo a portata di mano tutto ciò che ci occorre: quanto è nostro dovere sapere, ciò che è puro diletto e quello che non dovremmo sapere ma di cui ci arroghiamo il diritto di sapere.
Ed è proprio nell’ultimo caso che nascono i problemi. Unisci la curiosità “femmina”, un tablet, e l’ora tarda su Facebook… Ed il touch screen che ti frega con un “mi piace” di troppo.
Ed anche se hai trent’anni sai che quel “pollice in su” ti ha fregato anche se immediatamente cancellato e sai di essere un’adolescente cresciuta a fare birichinate nel mezzo della notte.

La curiosità su Facebook è il male del progresso.

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La Speranza

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Sperare è aspettare.
Sperare è vedere il segno di qualcosa che verrà.
Sperare è ascoltare la parola di Qualcuno che sa.
Sperare è sapere che qualcosa di buono accadrà.

Non ottimismo ingenuo, né positivismo fine a se stesso.

Non conosco i tempi.
Non immagino i modi.
Non comprendo alcun tipo di motivazione.

Ma sono certa che la speranza sarà ricompensata dalla meraviglia e dalla felicità.

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Tre giorni

Dieci anni, e qualcosa in più.

L’affetto sincero copre ogni mancanza, ogni difetto, ogni limite, ed ogni errore.
La vera amicizia conosce, comprende e dimentica.

Ma la distanza, una città nuova e tre giorni insieme scoprire tutto ciò che non era. Tre giorni svelano i dettagli che erano stati sempre giustificati.

Delude e vacilla.

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imageContinuo a pensarti, sai?

Noncurante della strada più lunga, spero di incontrarti. La città è così piccola, le nostre case quasi si accarezzano, siamo protagonisti dello stesso quartiere… e non ci sfioriamo più, neanche attraverso i vetri dei finestrini, nemmeno da lontano facendo finta di non vederci. Neanche quando preferisco far la fila alle poste sotto casa tua.

Eppure, sai, sono felice.

Ogni giorno almeno uno dei miei diecimila pensieri è per te, almeno una canzone parla di te, ed una persona che incontro assomiglia sicuramente a te…

Eppure sono felice.

Mi manchi.

Eppure non perdo la speranza.

Non ho bisogno di te. Non ho uno spazio da riempire. Il mio cuore è già pieno, straborda di amore. Ma così tanto amore avrei voluto dividerlo con te.

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Vederti è un’esigenza fisiologica.

Quando non ci sei la testa si lamenta, ed il corpo fa male.

È davvero così l’amore?

Io non me lo ricordavo, o forse non l’ho mai saputo.

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gennaio 20, 2013 · 8:20 PM

Mente vs. Cuore

Da giorni mi interrogo sul potere della mente.

Ci mostra quel che essa ci vuol mostrare, ci confonde, ci dà false informazioni, cerca conferme alle nostre insicurezze, e non ci permette di vedere ciò che smonterebbe le nostre stupide e vecchie credenze.

Da giorni la mente combatte con il cuore.

Lui va per conto suo. Batte all’impazzata: se il telefono squilla, se il telefono non squilla, quando si avvicina l’ora di vedersi, quando è ancora lontana l’ora dell’incontro, quando non ci si vedrà proprio, quando si scrive un messaggino, quando si sogna, quando si pensa. Ed il pensiero è sempre uno. Sempre lui.

E sono giorni che mente e cuore si scontrano: perché la mente è pessimista, pensa che è stato tutto troppo bello per poter essere vero, e fa ogni cosa per rovinare le giornate al cuore, che invece vorrebbe continuare a volare alto, come mai aveva fatto, lui vuol continuare a sognare, fregandosene di orgoglio, malumori, nervosismo, della vita che continua a scorrere troppo veloce da non permettere di assaporare ogni dolce momento di questo amore.

Loro combattono. Ed io mi perdo i piccoli momenti di felicità, spaventata dai miei “se” e i miei “ma”, come se non meritassi di essere felice ed ubriaca di amore.

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Desideri

Tempo fa simageu uno dei miei libri ho trovato scritto che la nostra mente è guidata costantemente da giudizi e desideri. I desideri che la nostra mente produce ci guidano nel corso della nostra vita, sono una sorta di motore propulsore che ci motiva e ci spinge in una direzione anziché in un’altra. Ciascun desiderio, però, contiene in sé un piccolo male: la paura. La paura di non avere ciò che si desidera. La paura di perdere ciò che si è desiderato per tanto tempo e che finalmente si è conquistato.

Ciò che spesso ci guida non è soltanto il desiderio, arriva il timore, ed è in quell’istante che si rovina tutto.

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dicembre 30, 2012 · 2:58 PM

Ubriaca sì, ma di emozioni

imageE’possibile essere ubriachi di emozioni? Non emozioni tiepide, blande e che passano inosservate. Le emozioni violente, intense, quelle che gridano attraverso il cuore che pulsa a velocità costantemente aumentata, il vuoto nella stomaco, ed il pensiero sempre fisso sullo stesso volto, e la memoria che corre alla sera prima ricamando sempre su quelle stesse dolcissime parole. Ieri sera ho perso quel barlume di ragione di cui andavo fiera. Ieri sera mi sono lasciata guidare ed ho abbandonato ogni remora, ho buttato giù il muro che ho tenuto davanti a me per anni.

Sono felice. Mi sto innamorando.

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dicembre 17, 2012 · 10:53 PM

Chi trova un amico trova un tesoro

Un vecchio detto recita che “l’amico si riconosce nel momento del bisogno”.
Io non penso che questo sia completamente vero.
È facile compiangere e condividere momenti tristi, semplice fare da spalla quando tutto va male. Forse è più naturale mettere insieme tristezze diverse e parlarne. Quando si sta male insieme, fa un po’ meno male. Oppure chi conforta nei momenti del bisogno, in cuor suo, ma nascondendo con un pesante velo i pensieri più nascosti, trova una sorta di sollievo. Stare vicino a chi soffre spesso fa apprezzare ciò che di buono c’è nella propria vita. È il pensiero celato, nascosto sotto pesanti strati di buonismo, che fa essere soddisfatti quando l’erba del vicino è meno verde della propria. E si vede che è meno verde.

Ecco, io non credo che l’amico si riconosca nel momento del bisogno.
L’amico vero si riconosce nel momento felice.
Quanto è difficile condividere dei momenti gioiosi, quanto è complicato essere completamente e pienamente felici della felicità di qualcun altro? Una felicità che non ci coinvolge in alcun modo. Una felicità che è tutta di un’altra persona.
Questo è l’amico.

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