Archivi del mese: novembre 2012

Chi trova un amico trova un tesoro

Un vecchio detto recita che “l’amico si riconosce nel momento del bisogno”.
Io non penso che questo sia completamente vero.
È facile compiangere e condividere momenti tristi, semplice fare da spalla quando tutto va male. Forse è più naturale mettere insieme tristezze diverse e parlarne. Quando si sta male insieme, fa un po’ meno male. Oppure chi conforta nei momenti del bisogno, in cuor suo, ma nascondendo con un pesante velo i pensieri più nascosti, trova una sorta di sollievo. Stare vicino a chi soffre spesso fa apprezzare ciò che di buono c’è nella propria vita. È il pensiero celato, nascosto sotto pesanti strati di buonismo, che fa essere soddisfatti quando l’erba del vicino è meno verde della propria. E si vede che è meno verde.

Ecco, io non credo che l’amico si riconosca nel momento del bisogno.
L’amico vero si riconosce nel momento felice.
Quanto è difficile condividere dei momenti gioiosi, quanto è complicato essere completamente e pienamente felici della felicità di qualcun altro? Una felicità che non ci coinvolge in alcun modo. Una felicità che è tutta di un’altra persona.
Questo è l’amico.

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Il vecchietto

Stamattina avrei dovuto alzarmi ad un’ora decente, ma no, non l’ho fatto.

Mi ha svegliata alle nove circa la telefonata di mia madre: agitata e frastornata, mi diceva che aveva investito un vecchietto.
Che cosa???
Mi alzo, mi vesto, mi lavo i denti, lego i capelli ed esco.
Vento di scirocco che sbatte gli alberi da una parte all’altra, io che ancora in fase rem anziché camminare ondeggio ed un caldo tipico di settembre.
Mentre camminavo imploravo il cielo che fosse un incubo e non la realtá.
Arrivo sul luogo dell’incidente e trovo mia madre che parla con due militari dell’esercito. Poi ci mettiamo in macchina, andiamo al pronto soccorso e restiamo lì tutta la mattinata.

Il vecchino se la sta cavando abbastanza bene: una rottura, ma nel giro di qualche giorno può riprendere a camminare. Con un sospiro di sollievo da parte di tutti noi.

Una é la cosa che tengo davvero tanto a scrivere. Il vecchino (con le ossa rotte, su una barella ed in attesa che gli venisse dato un letto in ospedale) ci diceva di tornare a casa, andare a mangiare e di non preoccuparci per lui. Quel vecchino dava conforto a mia madre che piangeva. Quel vecchino ci diceva che era inutile cercare la colpa. Quel vecchino diceva di non volere nemmeno il risarcimento dei danni. Evidentemente doveva succedere.

No, io non ci credo che doveva succedere.
Però credo che quel vecchino un grosso insegnamento ce lo può dare.
È surreale trovare un uomo che potrebbe approfittare di una disgrazia e non lo fa, non pretende nulla, non imbroglia ma preferisce essere sincero, amorevole e gentile con una persona che gli ha fatto del male.
Che grande uomo.
Mi piacerebbe pensarlo più spesso.

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Sempre troppo tardi

Sono una (aspirante) terapeuta cognitivista. Dovrei saperlo bene. Ed invece no. Me lo dimentico.

I pensieri non sono reali. I pensieri non sono reali. I pensieri non sono reali. I pensieri non sono reali. I pensieri non sono reali. I pensieri non sono reali. I pensieri non sono reali.
I pensieri sono soltanto pensieri e non fatti.

Non farti influenzare il sabato sera da un pensiero (idiota). Perché se tu (idiota) non l’avessi seguito, ora staresti a pensare a quanto sarebbe stato fantastica la serata appena trascorsa.

Idiota. Io e il mio pensiero.

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Ispirazione

Da troppo tempo non mi affacciavo qui.

Ed ho avuto modo di rileggere un paio di cosette che ho scritto, ed una l’avevo dimenticata, e l’ho letta, e l’ho ricordata momento per momento, e mi ha fatto un gran bene.

Però se mettiamo che è sabato sera ed io sono a casa,

oggi pomeriggio ho visto High School Musical,

ho rispolverato e suonato il pianoforte,

questa sera ho riaperto il blog,

ed ora sto scrivendo…

Può voler dire soltanto un cosa: ci sono state giornate migliori.

È solo nella malinconia che si trova l’ispirazione? O forse nella tristezza si ha voglia di mettere insieme qualche parola a caso, senza doversi preoccupare di dare un senso logico ed un nesso ai pensieri? Anche quando parlo con un’amica devo avere una certa coerenza di pensiero: cos’è successo/con chi/perché/come mi sento/alternative/cerchiamo soluzioni.
Alle volte è faticoso.
Qui posso scrivere quello che mi pare quando sto furiosa con il mondo, con gli amici, con l’amore che gioca a nascondino, e con il destino che é troppo burlone. Posso scrivere che non ho capito cos’è successo/non so chi l’ha fatto succedere/non ho idea del perché/non so nemmeno io come mi sento, una specie di sindrome mestruale nella fase sbagliata/lo so che ci sono alternative ma non mi interessano/soluzioni non voglio trovarne, é qualcuno che deve trovare me.

Ci sono state giornate migliori, e ce ne saranno lo so.

Ma stasera mi va di stare così.

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