Archivi del mese: febbraio 2012

Divenire

http://www.youtube.com/watch?v=9qvglWAHDak

Divenire.

La colonna sonora perfetta dei miei pensieri questa sera.

Cosa sto divenendo? Non lo so.

Oggi l’ho chiesto a me stessa, o piuttosto sono diversi giorni che me lo chiedo.

Non sono stati giorni tristi questi, tutt’altro: intensi, pieni di vita, di amicizia, di affetto, anche pieni di Dio.

Mi sento perennemente in divenire. Mi sento ancora a metà. Sento che non sono completa, e sento che voglio completarmi, desidero completare il mio mondo.

Manca un pezzetto, manca qualcosa. Non manca nulla per essere felice. Manca qualcosa per poter essere completa.

Io voglio continuare a divenire qualcosa, non voglio fermarmi, voglio essere in continua trasformazione, voglio modellare ciò che è intorno a me, ma sembra che questo non sia sempre possibile, o che non lo riesca a fare.

Vorrei essere già grande. Vorrei potermi sentire grande. Ma nemmeno qui sono arrivata.

Divenire, divenir qualcosa… ma non so bene quando diverrò.

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La grande nevicata del ’12

Son ben due giorni che nella mia ridente (ma non troppo) cittadina non cade un fiocco di neve. E’ spuntato anche un timido raggio di sole. Qui sono (ed erano i giorni scorsi) tutti nervosi: pedoni, autisti, lavoratori, solo i bambini gioivano della neve, e anche grazie alla neve, perchè le scuole sono state chiuse una settimana e più. Insieme ai bambini gioivo anche io.

La sera della prima nevicata tornavo a casa con alcuni amici, e, camminando sotto la neve, uno di loro mi ha detto che la neve ti fa capire quali sono le cose più importanti: copre le cose piccole, le più insignificanti spariscono sotto di essa, ma delle grandi si riesce a scorgere la forma. Le cose importanti restano evidenti anche se coperte dalla neve.

Dieci giorni di neve mi hanno permesso di capire che è realmente così.

Dieci giorni di neve mi hanno permesso di apprezzare di nuovo i piccoli momenti di felicità quotidiana. Non poter prendere l’auto mi ha costretto a camminare per chilometri tutti i giorni, ma in fondo non mi dispiaceva. Mi ha fatto riapprezzare l’aria mattutina, il potersi sgranchire le gambe correndo per dover prendere l’autobus, mi ha permesso di vedere la mia città da un altro punto di vista. Non poter  prendere l’auto mi ha costretto a restare nei pressi della mia casetta con gli amici: amici con cui non trascorrevo serate piacevoli da un po’, amici che mi mancavano un bel po’, perchè spesso non ci sono, perchè lavoro, perchè ho tante cose da fare (forse importanti forse no) ma spesso gli amici passavano in secondo piano.

Trascorrere più tempo a casa ha fatto rinascere in me il desiderio e la gioia di stare sull’amato pianoforte di un tempo. Suonare per ore senza stancarmi, senza pensare “questo non lo suono più come una volta” oppure “non sono brava”. Suonavo, suonavo e basta. Io e il mio pianoforte, davvero un un’anima sola. E quanto stavo bene mentre le mie dita premevano di nuovo tutti quei tasti, senza importarmene che una nota fosse sbagliata, un accordo stonato o che le dita si intrecciassero. Solo io e lui, il mio caro pianoforte.

E poi… beh, tanto camminare mi ha aumentato l’appetito, ma mi ha anche fatto perdere un chiletto, piccolo momento di felicità non inferiore agli altri!

Davvero, i giorni scorsi non mi importava granchè del meteo: “Quanto nevicherà?/Fino a quando nevicherà?/Uscirà il sole?/Pioverà?/Farà freddo?/Farà caldo?/E il vento?”

No, non me ne fregava nulla. Stavo proprio bene così con la città sommersa, bloccata, i ritmi di vita rallentati. Ora toccherà ricordarsi di queste piccole gioie, e cercare di procurarmele anche nei giorni di sole, quando la vita si fa frenetica e quando tutto torna normale.

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Mezzanotte

Questa notte mi è accaduto un fatto strano. Ieri sera sono andata a letto prestino, complici freddo, neve, noia, e libro nuovo. Alle dieci e trenta ero già coperta dal mio bel piumone. Intorno alle undici ho iniziato a pensare.. In realtà stavo pensando da molto prima. Comunque mi dicevo: sarebbe carino inviare quel messaggino a mezzanotte. Ma inviare un messaggino a mezzanotte porta con sè anche altri significati oltre a quelli contenuti nel testo. Inviare un sms notturno vuol dire: ti sto pensando (ed è vero), per me sei importante (ed è vero pure questo),  volevo essere la prima a far squillare il tuo telefono (sono una ragazza, quindi ahimè è vera anche questa cosa…)

La mente continuava a vagare per conto suo, ma mi sono addormentata dicendomi che tanto non mi sarei mai svegliata per mezzanotte. E così fine della storia.

Ad un certo punto squilla il telefono di casa. Spavento. Cosa diamine sarà successo? Chi sarà a quest’ora? Mentre accendo la luce, sento mia madre che s’alza per rispondere, e immaginando che fosse piena notte, mi volto a guardare l’orario impresso sul display della mia radiosveglia.

0.00

Non c’era scritto o.10 oppure o.o3 o 0.01. L’orologio segnava proprio mezzanotte. Ah, dimenticavo, alzata la cornetta del telefono, non ha risposto nessuno. Non si sa chi ha potuto chiamare a mezzanotte.

Cosa vuol dire? No, non vuol dire nulla. E se avesse voluto dir qualcosa, comunque non ho ascoltato, perchè il tanto agognato messaggino non l’ho inviato comunque a mezzanotte, ma, ripensandoci bene, avrei dovuto farlo. Stanotte, dopo aver visto l’ora, ho guardato il mio cellulare, lì sul pavimento a ricaricare. Eh sì, ho pensato che svegliarmi di soprassalto avesse potuto significare qualcosa.

Credo nei segni, e credo nei piccoli miracoli di ogni giorno. Credo anche che ogni tanto Qualcuno scalpita per farsi ascoltare. Nella mia (non così lunga) vita ho visto grandi e piccoli miracoli, coincidenze insignificanti per alcuni, ma grandi per altri, ho visto segni, ho avuto risposte. Sì credo nei segni.

Ma anche se quei segni arrivano, sono così testarda da fare comunque di testa mia.

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Chiacchierata austeniana

Una delle cose che mi piace fare di più è girovagare nelle librerie: cercare, sfogliare, toccare le copertine, essere catturata da titoli, immagini e parole.   Capita, a volte, che sia il libro a scegliere me, può essere per un ricordo, un’emozione che mi provoca una parola, o un’idea. Amo farmi catturare dai libri. Tempo fa, curiosando in una libreria, mi imbatto nello scaffale dedicato a Jane Austen. Avevo già assaporato la leggerezza raffinata di “Orgoglio e Pregiudizio”, desideravo conoscerla ancora di più. La Austen è una donna che evoca in me un profondo senso di rispetto: moderna, sagace,  capace di leggere profondamente nell’animo umano, ed in grado di caratterizzare i personaggi divinamente.  “Persuasione” mi colpì molto: la storia di una ragazza che, pur essendo innamorata, si fa convincere a non sposare l’uomo che ama. Una donna innamorata che perde un’occasione. Qualche giorno fa, finalmente, lo prendo e lo leggo.

Che tipa Anne! La protagonista è troppo mite, troppo dolce, troppo dimessa, troppo spaventata dal giudizio degli altri, troppo preoccupata dal ferire gli altri, troppo troppo troppo di tutto ciò che vuol dire passività. Non riuscivo ad empatizzare con lei, ogni pagina aumentava in me il disprezzo per questa donna, fino alla fine. Anne incarna tutto ciò che non vorrei essere io.

Io sono simile a lei per una singola cosa, ed è stata proprio quella a spingermi alla lettura, l’aver perso un’occasione.

In ogni pagina mi rimproveravo per aver tante volte lasciato passare di fianco a me occasioni di qualunque genere. Tante volte la paura mi ha bloccata. Il timore del futuro, il non sentirmi all’altezza (troppe volte), il non sentirmi importante, il non sentirmi degna (di qualcuno o qualcosa). Quante rinunce, quante occasioni perdute, quanti ricordi con una fine forse sbagliata, quanti pensieri che capitolano con un “ma se…”

Spesso ciò che più odiamo negli altri, in realtà fa parte di noi. Chissà, forse io non sono così diversa da Anne.

Lei era stata persuasa dalla sua famiglia, io sono persuasa dai miei demoni interni: i pensieri che mi ripetono sempre che non posso farcela…

Più semplice è combattere i demoni esterni, maggiore coraggio e volontà sono necessari per distruggere i propri.

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La sera del primo post

Questa sera ho bisogno di scrivere. Le parole lottano con la mente e con le dita, devono uscire fuori.

Questa sera il bisogno è stato così forte, tanto prorompente dall’avermi costretta a creare un blog nel giro di due minuti. Solo perchè questo flusso di pensieri non vuole arrestarsi.

Questa sera sono viva. Il cuore in fiamme. L’anima brucia.

Questa sera non so cosa provo. Non riesco a definirirlo. Un turbinio di emozioni diverse: mi fanno stare bene, ma al contempo hanno un retrogusto amaro. E’ come se fossi felice, ma non dovrei esserlo. E non so qual è il motivo. O forse lo so, ma non voglio saperlo.

Questa sera ho solo un volto nella mente, un sorriso, una mano che prende la mia, una voce che fa da sottofondo a tutti i pensieri. E non dovrebbe essere così.

Questa sera mi sento amata. E chi mi ama è molto più Grande di me.

Questa sera, però, questo amore vorrei donarlo a qualcun altro, e vorrei che lo sapesse. Ma non lo saprà.

Questa sera  mi sento piccola, vulnerabile, bisognosa di affetto, bisognosa di un abbraccio, bisognosa di un amore diverso, e non quello che ho già. Ma lui non se ne accorgerà.

Questa sera ho il cuore batte nuovamente, si era assopito ed ora si è svegliato. Nuovamente. Ma forse soffrirà.

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